QUANDO L’AMORE NON BASTA
Il matrimonio o la convivenza , differiscono dagli altri rapporti della vita. Quando due persone dello stesso sesso o di sesso diverso, vivono in coppia impegnate in un rapporto duraturo , si creano certe aspettative reciproche. Spesso le coppie sanno comportarsi nel modo migliore con gli estranei , ma sono ben poche quelle che iniziano un rapporto tanto stretto con le nozioni o le capacità tecniche basilari atte a farlo sbocciare. Il più delle volte manca l’abilità necessaria per poter prendere decisioni in comune , per decifrare le comunicazioni del partner. Spesso l’intensità della relazione alimenta desideri da tempo latenti di amore, lealtà e appoggio incondizionati. I partner si impegnano, sia espressamente come nelle promesse matrimoniali, sia indirettamente con il modo di comportarsi per appagare questi bisogni profondamente radicati: ogni azione è impregnata da questi sentimenti e da queste aspettative.
Per l’intensità dei sentimenti e delle aspettative, la profonda dipendenza e i significati simbolici cruciali, spesso arbitrari che ciascuno attribuisce alle azioni dell’altro, i partner sono propensi a interpretarle erroneamente. Quando avviene un conflitto, il più delle volte per effetto di una comunicazione carente, sono portati a incolparsi a vicenda invece di considerarlo come un problema che può essere risolto.
Con l’insorgere di difficoltà e il proliferare di ostilità e fraintendimenti, perdono di vista quanto di positivo ciascuno da all’altro e rappresenta per l’altro (un compagno che da appoggio, che rende più intense le esperienze personali, che partecipa alla costruzione di una famiglia) fino a giungere a mettere in discussione il rapporto in se stesso e a precludersi così la possibilità di sbrogliare i nodi che stravolgono il loro giudizio.
Alcuni degli errori più comuni nella comunicazione sono dovuti a meccanismo ormai studiati a fondo dalla psicologia cognitivista: la lettura del pensiero, l’intendimento invisibile, il pensiero polarizzato, la profezia che si auto avvera, la distorsione, la proiezione e le conseguenze più o meno manifeste del pregiudizio.
Sarà capitato a chi legge di trovarsi in un particolare stato d’animo e chiedere al partner di ascoltare e condividere la propria soddisfazione per un successo conseguito nello studio o nel lavoro. Sarà anche successo che per vari motivi il nostro interlocutore non era in vena, anzi, meditava da tempo di rimproverarci per qualcosa di cui non era rimasto contento. Allora ciascuno rimane deluso dal comportamento dell’altro. Ciascuno dei due rimprovera l’altro di non ascoltare e di non badare a lei/a lui. Ciascuno si aspettava di parlare e di essere compreso dall’altro per cui la indisponibilità funziona come ratifica di una delusione.
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Come al solito…”Per evitare questi malintesi coniugali è utile capire come funziona la mente quando subiamo una frustrazione o una delusione. I malintesi di questo tipo e la pretesa di saper leggere nel pensiero del partner sono assai più frequenti di quanto le coppie immaginano. Invece di rendersi conto che si tratta di una palese incomprensione, i partner in conflitto imputano erroneamente il problema alla “meschinità” o all’ “egoismo” del coniuge. Il nostro fallibile apparato mentale ci predispone a interpretare erroneamente il comportamento degli altri o a esagerarne il significato, a spiegarlo in senso malevole quando esso ci delude, a proiettare su di loro immagini negative. Agiamo allora in base a questi errori di interpretazione e muoviamo all’attacco proprio dell’immagine negativa che noi stessi abbiamo costruito.
Quando siamo in preda a uno stato emotivo, l’indeterminatezza di ciò che osserviamo ci può indurre in errore. Se siamo sconvolti o eccitati, è probabile che le nostre interpretazione dei pensieri e dei sentimenti altrui , della “realtà invisibile”, si basino più sui nostri stati interiori - le nostre paure e le nostre aspettative - che su una valutazione ragionata dell’altra persona. L’urgenza di arrivare immediatamente alle conclusioni è chiarissima in certi disturbi come la depressione e l’ansia, nei quali si ha un mutamento nell’elaborazione delle informazioni che porta a osservare le cose in un ottica negativa.
Per di più le conclusioni negative sono formulate con estrema rapidità e in base a indizi frammentari. Una moglie depressa per esempio, può e agire a uno sguardo stanco del marito pensando immediatamente: “Non ne può proprio più di me”: E un marito ansioso reagisce alla moglie che di solito non si presenta in tempo a un appuntamento pensando: “Può essere morta in un incidente”. In nessuno dei due casi ci si ferma un attimo a considerare le possibili alternative: la stanchezza di lui, la mancanza di puntualità di lei.
Il pensiero negativo porta a interpretare la realtà in modo pessimistico con una escalation di questo tipo:
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Perché non parla? Deve avercela con me. Devo aver fatto qualcosa che lo ha offeso. Continuerà ad essere arrabbiato con me. E’ sempre arrabbiato con me. Io offendo sempre tutti. Non piacerò mai a nessuno. Resterò sempre sola”.Oppure, nei casi dove il pensiero negativo anziché portare all’autocommiserazione come prima, porta ad una reazione aggressiva e colpevolizzante l’altro:
“……
Devo aver fatto qualcosa che lo ha offeso. Come al solito reagisce nel modo peggiore con tutta questa aggressività. E’ insopportabile la sua pretesa. Dovrebbe essere punito. Dovrebbe avere una lezione”.
















