Ansia

Arrendersi al proprio bambino interno

Paolo Mancino

Un disturbo psicosomatico richiama immediatamente il rapporto tra la mente e il corpo. Molti non riescono a comprendere bene ma soffermarsi su questi disordini aiuta a capire quello che è un rischio sempre più evidente quando la mente si separa sempre di più dal corpo. Ne abbiamo una immediata evidenza nei casi innocui quando proviamo a grattarci un posto del corpo senza provarne soddisfazione poiché non stiamo concentrati su quello che stiamo facendo.
Nei casi più gravi il respiro non riesce ad essere completo oppure, quando ci siamo innervositi al punto che la digestione si è bloccata e viene l’orticaria. Per difficoltà psicologiche a cui il corpo risponde con un danno vanno incluse le difficoltà del sonno, a deglutire, i dolori addominali e le difficoltà digestive, della minzione. Mal di testa improvvisi, alterazione del ciclo mestruale, disturbi della sfera sessuale, eczema, verruche, prurito irrefrenabile e compulsivo e tante altre manifestazioni che elencarle tutte è impossibile in questa sede. Ebbene, in tutti questi casi, quando è accertata la natura psicologica del danno, il rimedio consiste di riunire in qualche modo mente e corpo. Lo facciamo spesso in modo naturale prendendoci un periodo di riposo o di vacanza ma in tutti gli altri casi occorre intervenire con metodi psicologici o rimuovendo il conflitto oppure gestendolo secondo pratiche che ricompongono il divario tra mente e corpo soffermandosi sulle esperienze multisensoriali che in qualche modo abbiamo trascurato.
Quando si parla di imparare a gestire l’ansia non si può fare a meno di considerare come gestiamo le emozioni e le sensazioni. Proviamo veramente quello che dovremmo provare in questi determinati casi? Sentiamo e percepiamo completamente la vicinanza affettiva, il piacere fisico, la sensazione di benessere, il gusto, l’ammirazione, l’estasi ? Siamo completamente immersi nella situazione che stiamo vivendo? Oppure ci sentiamo come separati, distaccati e insensibili? In tutti questi casi conviene lasciarsi andare. Ma è inutile tentare. Non si riesce più a fare qualcosa che prima era perfettamente naturale e spontaneo. Mentre adesso lo vogliamo fermamente risulta che è proprio perché lo vogliamo fermamente che non ci riusciamo. Quanto più facciamo ricorso alla volontà e all’impegno tanto meno ci riusciamo e tanto maggiore è la frustrazione e l’ansia. In effetti risulta quanto mai infruttuoso l’impegno. In questi casi “il problema è la soluzione”. Cioè, quello che proviamo a fare senza riuscirvi è la causa principale del nostro problema.
La soluzione da praticare dovrebbe allora essere percorrere una via completamente diversa: smettere di cercare una soluzione e lasciarsi andare, arrendersi.
Arrendersi al proprio bambino interno. Arrendersi però senza sentirsi sconfitti, senza umiliazione. Arrendersi , in questi casi vuol dire lasciarsi andare con un pizzico di benevole rassegnazione. Perché si è compreso che il suo bene passa attraverso la nostra comprensione di lui come persona. Allora è facile che in seguito a questa percezione di lui, del contesto e della bellezza di questo gesto ci spunta un sorriso e ci lasciamo andare in un abbraccio. Spessissimo il bambino smette il capriccio poiché adesso si sente veramente compreso. Ebbene, perché non dovremmo arrenderci al nostro problema come ci si arrende davanti ad un bambino?. Provateci e vedrete.