PICCOLI PETER PAN

Quando i bambini non vogliono crescere: le ragioni all’origine della loro paura, i consigli per aiutarli
Tanti bambini vivono un sogno, simile a quello
del mitico Peter Pan: non crescere mai. La
crescita, con il senso di responsabilizzazione
che comporta, fa paura ai bambini, perché non
solo diventa necessario stabilire nuove forme di
comunicazione e comportamento, ma anche perché
il piccolo si rende conto che le vecchie
modalità di contatto con i suoi genitori non
sono più adeguate e che chi gli è vicino gli
muove delle nuove richieste.
All’origine della loro paura
Ed è proprio alla luce di questa consapevolezza
che un bambino, spaventato da cambiamenti che
deve affrontare, rifiuta di adottare
comportamenti adeguati alla sua età e si rifugia
sempre più spesso in comportamenti
caratteristici dei più piccoli. Proprio quando i
genitori iniziano a chiedergli di “essere grande”,
lui inizia un contenzioso fatto di capricci,
ritorni al passato, infantilismi. E’ chiaro che
il bambino che dice: “Sono ancora piccolo” cerca
di attirare l’attenzione su di sé, riportando il
rapporto su modalità che si sente in grado di
gestire.
Non è poi così raro che il rifiuto di crescere
sia legato in modo particolare alla nascita di
un fratellino, con tutto quello che comporta il
terrore di perdere l’affetto dei “suoi” genitori.
Il non voler crescere in questo caso può essere
dettato dalla sensazione di essere tagliato
fuori da qualsiasi comunicazione con voi ora che
c’è “l’altro”. Le reazioni eccessive sono dovute
senza dubbio alla tensione dei sentimenti che si
addensano nel bambino e che di colpo si
manifestano in maniera aperta.
Come aiutarli a superare le difficoltà
Per cominciare occorre alleggerire la situazione
di tensione che può venirsi a creare. Tensione,
soprattutto, dei genitori stessi che possono
vivere questi comportamenti come degli
“attacchi” del bambino nei loro confronti. Per
evitare un crescendo negativo è importante che
l’attenzione venga focalizzata sulle emozioni
positive legate alla crescita, a tutte quelle
“conquiste” cioè che gli sono proprie. Occorre
capire che un bambino può imparare a
responsabilizzarsi solamente attraverso i suoi
sforzi, corretti dalla sua esperienza personale.
Il consiglio è sempre quello di provare a
mettersi nei panni del bambino, consapevoli
della difficoltà di penetrare in questo mondo
così particolare. Cercare cioè di comprenderlo
in queste sue esperienze emotive e di esaminare
i suoi bisogni. Un modo potrebbe essere quello
di instradarlo su occupazioni costruttive, come
il riordinare la propria cameretta dopo che ha
giocato, per esempio, oppure facendogli
frequentare regolarmente dei coetanei,
facendogli vivere il tutto nel modo più
armonioso e sereno possibile. Un’altra
opportunità che vi si offre è quella di elogiare
i suoi comportamenti “maturi”, aprendo tra di
voi una nuova strada comunicativa, che non sia
fatta solo di musi lunghi, rimproveri e
incomprensioni.
E d’altra parte, anche la fiaba di Peter Pan,
finisce quando uno dei tre bambini protagonisti
decide, dopo tante peripezie, ma in assoluta
autonomia, che è arrivato il momento di lasciare
l’isola che non c’è perché è meglio crescere e
diventare “grandi”.
















