COMBATTERE LA DISLESSIA
Difficoltà nella lettura, scrittura e nella sequenzialità del discorso da non confondere con un ritardo mentale
La dislessia è la difficoltà
dell'esplicazione normale della lettura. Essa è caratterizzata da esitazione,
inversione di sillabe, sostituzione di parole che si manifestano nel
linguaggio normale. La dislessia è contemporaneamente, un disturbo motorio
ed un'alterazione intellettiva localizzata nelle zone cerebrali del
linguaggio; molto frequentemente si accompagna a disturbi della scrittura e
dell'ortografia che sui bambini, per altro perfettamente normali, comporta,
talora ritardi scolastici. I tipi di dislessia più frequenti che si
riscontrano nelle scuole elementari, sono quelle di tipo visivo ed uditivo,
la seconda è di gran lunga la più frequente. Nel primo caso al bambino manca
la capacità di coordinare e di collegare il suono di alcune lettere o di
alcuni fonemi alle corrispondenti lettere scritte o ai grafemi. Così, ad
esempio, egli percepisce la differenza che intercorre tra il suono "gr" e
"pr" ma non riesce a visualizzare la differenza tra i grafemi e si confonde
nello scriverli. È come se non ci fosse un collegamento tra i canali visivi
ed uditivi: la dislessia è quindi una forma di aprassia. Nella dislessia
uditiva, al contrario, il bambino riconosce la differenza visiva delle
lettere o dei grafemi dei quali interiorizza la forma, ma non riesce a
riconoscerne le differenze tra i suoni (es. la sfumatura tra il fonema "gr"
e "pr" non è avvertita, rimane confusa, pur avendo chiaro che sono scritti
in modo diverso, per questo scrivono male).
Le cause precise circa la natura del disturbo motorio e la suddetta
alterazione non sono note; si è visto ad esempio, che la dislessia è
presente nei mancini, soprattutto in quelli contrastati, inoltre i bambini
dislessici presentano difficoltà di ordine topologico e di orientamento
spaziale (es. non sanno utilizzare lo spazio foglio; scrivono piccolo o
grande, non rispettano adeguatamente le proporzioni nei disegni o nella
scrittura pur essendo a volte dei bravi disegnatori). In alcuni tipi di
dislessia, il disordine spaziale si verifica al momento della lettura o
durante la dettatura di un enunciato: il bambino disperde la ritenzione dei
contenuti proprio perché non ha la capacità di ricordare l'ordine spaziale
delle parole che formano la frase o la arricchiscono, compromettendo la
capacità di coglierne la struttura logica dei contenuti e di conseguenza, la
rielaborazione verbale o scritta.
Il più delle volte, per questo motivo, il bambino dislessico è erroneamente
considerato un bambino iperattivo o con ritardo cognitivo più o meno lieve
secondo la gravità della dislessia. Il problema di non riuscire a trasferire
concetti secondo una giusta sequenzialità temporale ed un giusto rapporto
causa - effetto sono esclusivamente legati alle problematiche inerenti la
dislessia ed il bambino che di fatto è normale, potrà sviluppare delle
difficoltà nell'apprendimento se non si interviene rieducando per limitare
le situazioni di svantaggio a cui inevitabilmente andrà incontro. Gli
interventi debbono essere globali e interagenti tra loro. Il primo motore di
intervento positivo è la famiglia, prima fonte educativa del proprio figlio.
Gli insegnanti, sono loro che per primi riconoscono il disagio, riescono ad
intervenire tanto più prontamente quanto prima è possibile. Questo è il
motivo per cui è necessario rispettare il così detto D.I.S. ( Diagnosi
precoce, Intervento precoce e Scolarizzazione precoce). Per questo motivo si
consiglia la scolarizzazione già nella prima infanzia. La scuola materna o
dell'infanzia, non essendo ancora scuola dell'obbligo, denuncia, soprattutto
nelle zone più disagiate, un'alta percentuale di non frequenza. Se la
famiglia si è accorta del problema deve essa stessa, senza remore e senza
vergogna, farlo presente alla scuola all'atto dell'iscrizione, collaborare
con gli insegnanti e richiedere l'insegnante di sostegno e, attraverso le
A.S.L. competenti, il logopedista.
















