Comunicazione

Gestire la comunicazione

Sembra facile gestire la comunicazione ma spesso ci troviamo in preda ad errori di interpretazione e di significato che creano disappunto e frustrazioni per non sentirsi capiti.

La riformulazione

Mentre state avendo una discussione animata e difficile con una persona provate la riformulazione di quanto è stato appena detto dal vostro interlocutore. Cercate, prima di dare un qualsiasi giudizio o esprimere qualsiasi valutazione, di ridire con parole vostre e sinteticamente quanto vi è appena stato riferito. Cercate anche di riferire a parole le modalità espressive, il tono della voce e anche le emozioni che l’altro ha messo nella comunicazione. Non è un compito molto facile. Ebbene, se imparate a fare la riformulazione eviterete molti malintesi e vivrete i vostri rapporti con più soddisfazione.
Vediamo alcuni esempi.
Ogni volta che qualcuno si lamenta per la sua salute o per qualche difficoltà incontrata nel lavoro, per il traffico o altro c’è sempre qualcuno che rilancia con difficoltà maggiori. Se fate mente locale a quando l’ultima volta avete detto al vostro collega di lavoro che avete avuto un fortissimo mal di testa, lui, di rimando, vi ha risposto che i suoi mal di testa sono di gran lunga più forti. E se parlate del vostro raffreddore? “Oh, non puoi immaginare quello mio della settimana scorsa !”. Oppure sminuire dicendo che tutti siamo stati o saremo raffreddati.
E se si tratta del traffico, ebbene ce n’è sempre uno peggiore. Insomma, è raro trovare una persona che risponda:” Davvero ? Mi dispiace” e chiede qualche informazione che dimostri di interessarsi a voi.
Talvolta l’ interessamento è così formale che uno se ne accorge in quanto non ascoltano nemmeno la risposta. Certamente ci sono persone con una diversa sensibilità ma spesso si tratta proprio di affinare le proprie competenze comunicative.
Se sappiamo che a qualcuno fa piacere che ci interessiamo a lui e trasmettiamo in questo modo schiettezza e autenticità, allora si fa presto a stabilire un buon rapporto. Capita anche che la comunicazione efficace ci porti stati emotivi di piacere e soddisfazione e ci fanno stare meglio. In definitiva ci aiutano a vivere meglio con gli altri in quanto ci restituiscono anche umanità e autoefficacia nonché sentimenti di estroversione, altruismo e vicinanza emotiva agli altri.
Viceversa, superficialità, alcuni formalismi espressivi e cattive abitudini comunicative ci infondono diffidenza, facili tensioni, insoddisfazione e isolamento. A volte vere e proprie fughe dalla realtà e depersonalizzazione. Questi fenomeni sociali sono spesso alla base di sofferenze e stati d’animo depressivi. I rapporti familiari sono spesso fonte di diffidenza e paura.

Se l’intesa nella coppia non è proprio idilliaca si cade nell’equivoco e si trasferisce involontariamente (inconsciamente) l’astio sull’altro attraverso l’utilizzazione dei figli.
Una moglie o un marito possono essere afflitti da sentimenti di gelosia che si caricano fino a esplodere in conflitto. In base al loro carattere il conflitto può essere aperto o nascosto.
Spesso si parla di una cosa intendendone un’altra e il discorso va avanti così come una partita a bigliardo dove si gioca di sponda. In tale comunicazione poco chiara si gioca sporco includendo altre persone di famiglia come suocera o cognate in questo modo trasferendo la propria aggressività su altri per paura di affrontare l’ansia della separazione o dell’abbandono. In questi giochi psicologici* vengono coinvolti i figli con danni non indifferenti. Infatti, quando emergono sentimenti di essere rifiutati – come durante le separazioni coniugali – i figli vengono immediatamente utilizzati contro l’altro o l’altra. In questo modo si mette a repentaglio la crescita sana dei figli che diventano vittime sacrificali della disputa tra i genitori che riversano sui figli la frustrazione di sentirsi rifiutati. In altri casi gli stessi sentimenti di esclusione agiscono allorquando si crea una competizione esasperata tra suocera e nuora. I tre: Lui, lei e l’altra si rimpallano le accuse e le responsabilità. (vedi in questo blog: Comunicare bene)