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L’impotenza appresa

Martin Seligman, uno dei massimi esponenti della teoria della mente ha formulato fin dagli anni 70 la sua concezione della impotenza appresa. Egli attribuisce alle convinzioni che le persone hanno un valore straordinario nel prendere decisioni e nelle loro capacità di adattamento alle avversità della vita.

La concezione della impotenza appresa si riferisce alla prerogativa umana di apprendere continuamente e alla potenzialità di modificare il proprio comportamento in qualsiasi momento della vita proprio per questa caratteristica. Le testimonianze ci vengono dalle conseguenze di esperienze ritenute salienti. Un incontro particolare, una esperienza estrema sono in grado di cambiare la nostra vita anche in tarda età nella esperienza che si fa sempre più diffusa ai giorni nostri. Esempio tragico è la guerra, la detenzione, l’abuso, la tortura, la privazione, la fame, l’umiliazione, ecc.
Seligman si riferisce al fatto che tutti abbiamo fatto esperienza nella vita di sentirci impotenti di fronte ad avversità o ad eventi che ci hanno costretti alla passività, all’obbedienza acritica o alla sottomissione. In quelle circostanze abbiamo sofferto uno stato transitorio di incapacità di reagire, di assoggettamento, di perdita di iniziativa. Ebbene, come spiegheremo meglio più avanti le persone che hanno il potere di prevedere il proprio futuro senza lasciarsi travolgere dalla paura del controllo poiché sono abituate ad affrontare senza arretrare, non saranno vittime facili dell’ansia. Così anche coloro che hanno ricevuto una educazione in cui possono, gli viene concesso di avere fiducia in se stesso difficilmente si arrenderanno alle difficoltà della vita. In certi casi si parla addirittura di anticorpi contro l’ansia.
Vedremo ancora invece, che chi ha avuto genitori con qualche difficoltà in questo senso è in qualche misura portato a sviluppare forme di ansia in quanto riceve una educazione più restrittiva, maggior controllo personale e quindi meno possibilità di autonomia e maggior soggezione al giudizio degli altri. In qualche modo riceve una qualche forma di inabilità o impotenza che si chiami bassa autostima o scarsa fiducia in sé. In un esperimento degli anni 70 furono date 3 possibilità di decidere la distanza, a bambini di 6 anni, per impilare dei cerchietti di legno su dei pioli infissi nel terreno: una distanza minima in modo da riuscirci facilmente, una distanza media in cui ci sarebbe stato qualche fallimento e una distanza massima dalla quale risultava quasi impossibile fare centro. Ebbene indovinate a quale distanza si ponevano i bambini con buona fiducia nelle proprie possibilità ? E quelli con scarsa fiducia in sé ?
I bambini con buona fiducia nelle proprie possibilità accettava il rischio di sbagliare e si metteva alla prova scegliendo una distanza intermedia. Qualche errore era ammesso e poteva migliorare la propria performance. Quelli con scarsa fiducia in sé sceglieva o la posizione ravvicinata oppure quella dove era impossibile fare centro. In quel modo o si era sicuri di fare centro oppure la grande difficoltà dovuta alla distanza giustificava l’insuccesso. In entrambi i casi l’insuccesso era da evitare. Vedremo che l’evitamento è la forma di comportamento più comune tra le persone fobiche.
Certi genitori poi, sono maestri nell’opprimere i figli in diversi modi, soprattutto quelli più deboli. Nei casi in cui i figli non corrispondono alle attese di certi genitori questi, nella brama di esercitare il controllo supremo, non lasciano loro alternative di sorta. Li manipolano, li gestiscono, si sostituiscono a loro fino allo spasimo fino all’età adulta e ancora oltre. Nell’ansia di vederli finalmente “normali” sono disposti alle peggiori nefandezze. Così facendo ne ritardano lo sviluppo ed esercitano una vera e propria coercizione della volontà. Seligman si riferisce a queste personalità quando parla di impotenza appresa. Alcuni bambini non riescono a decidere assolutamente nulla di loro stessi. Nemmeno le cose più semplici come scegliere cosa indossare, cosa decidere della loro vita. Viene in questo modo ritardata la possibilità di divenire consapevoli. Ma proprio nei loro confronti il giudizio è severo e incorporato nella relazione: “TU NON VALI”. Questa massima viene interiorizzata come verità assoluta e farà parte delle convinzioni del ragazzo nella sua crescita. Le responsabilità vengono ritardate e l’autonomia nonché i diritti di cittadinanza. Purtroppo questi genitori non disdegnano anche i confronti tra fratelli, cugini o amici. C’è sempre qualcuno a cui paragonarti e farti convincere che sei un perdente. La comunicazione particola poi, contribuisce a costruire una immagine di sé che si incastona nella personalità e ti farà vergognare di presentarti in pubblico, figurati se riuscirai mai a immaginare di competere con qualcuno.