Ipnosi

Ridurre il dolore con l’ipnosi

“…Tutti abbiamo vissuto l’esperienza di essere lanciatissimi, la sensazione di non poter sbagliare, di trovarci in un momento in cui tutto sembra andare a gonfie vele! Sicuramente abbiamo sperimentato anche l’esperienza di segno opposto, una giornata in cui tutto è andato storto, in cui abbiamo combinato pasticci con cose che di solito facciamo con la massima facilità, in cui ogni nostra iniziativa è risultata sbagliata, qualsiasi tentativo finito nel nulla. Dov’è la differenza? Siamo le stesse persone, no? E dunque, dovremmo poter disporre sempre delle stesse risorse. E allora, come si spiega che una volta produciamo risultati desolanti e, un’altra volta stupefacenti? La differenza va cercata nella condizione psicologica in cui ci si trova.
Ci sono stati d’animo (amore, fiducia in se stessi, forza interiore, gioia, estasi, fede …) che ci motivano e che ci spingono all’azione e ci sono stati d’animo paralizzanti (confusione, depressione, paura, ansia, tristezza, frustrazione) che ci rendono impotenti. Il nostro comportamento è il risultato dello stato d’animo in cui ci troviamo.
Facciamo sempre quanto di meglio possiamo con le risorse a nostra disposizione, ma a volte ci troviamo nello stato di chi è privo di risorse. Ma se potessimo, con uno schiocco di dita, metterci nello stato d’animo più dinamico, più ricco di risorse, in cui si è certi del proprio successo, in cui l’organismo sprizza energia e la mente è sveglia?
La chiave per farlo e per produrre i risultati a cui si aspira consiste nell’apprendere a dirigere e gestire i propri stati d’animo. Due sono le principali componenti di uno stato d’animo. La prima è costituita dalle nostre rappresentazioni interne, cioè le cose che immaginiamo, diciamo, sentiamo nel nostro intimo, le cosiddette “comunicazioni interne”, come interpretiamo (raffiguriamo mentalmente) i fatti che ci accadono. La seconda è data dalle condizioni e dall’uso della nostra fisiologia, ossia la nostra tensione muscolare, ciò che mangiamo, il nostro modo di respirare, il livello generale delle nostre funzioni biochimiche. Rappresentazione interna e fisiologia cooperano in un’azione cibernetica. Qualsiasi cosa influisca sull’una, influirà sull’altra.
Accade così che i cambiamenti di stati d’animo implichino cambiamenti di rappresentazioni interne e della fisiologia.
Pensaci: quando ti senti fisicamente vibrante e ben vivo, non percepisci forse il mondo in maniera diversa da quando stai male o sei sfinito? Rappresentazione interna e fisiologia interagiscono continuamente tra loro, creando lo stato d’animo nel quale ci si trova; questo a sua volta determina il tipo di comportamento. Sicchè, per controllare e dirigere i comportamenti, dobbiamo controllare e dirigere i nostri stati d’animo; e per controllare questi ultimi, dobbiamo controllare e consciamente dirigere le nostre rappresentazioni interne e la nostra fisiologia. La persona media non si rende conto della misura in cui le proprie capacità e potenzialità sono state apprese attraverso il condizionamento esperienziale del comportamento del corpo cioè, tramite le esperienze che ha vissuto. Prendiamo ad esempio l’esperienza di dolore.
Per la maggior parte delle persone il dolore è una sensazione immediata, soggettiva, che capta tutta l’attenzione, un’esperienza assolutamente penosa che, al meglio delle convinzioni e dei modi di vedere di chi ne è vittima, è totalmente incontrollabile. E tuttavia a seguito degli eventi esperienziali della nostra vita , noi tutti abbiamo immagazzinato nel nostro corpo certi apprendimenti, associati a condizionamenti di natura psicologica, fisiologica e neurologica che ci rendono possibile controllare e persino eliminare il dolore. Basta riflettere a situazioni molto cruciali di tensione e angoscia per rendersi conto che il dolore più grave svanisce quando la consapevolezza di chi ne è vittima è costretta a concentrarsi su qualche altra cosa da altri stimoli di natura più intensa o minacciosa. Come esempio tratto dalla vita di ogni giorno, si può pensare alla madre affetta da un dolore estremamente grave, tanto da essere tutta presa da questa sensazione. E tuttavia essa la dimentica senza sforzo e senza intenzione quando improvvisamente vede suo figlio pericolosamente minacciato o gravemente ferito. Si può pensare a quei soldati, colpiti in modo grave, che non si accorgono di essere feriti se non ore dopo la fine della battaglia. Ci sono moltissimi altri esempi di questo tipo, che sono comuni nella pratica medica. Il dolore svanisce anche in quelle situazione della vita di ogni giorno nelle quali la sensazione dolorosa è sottratta alla consapevolezza da stimoli molto forti di altra natura. Gli esempi più comuni sono il mal di denti che dimentichiamo mentre ci rechiamo dal dentista e il mal di testa che svanisce mentre al cinema seguiamo una vicenda piena di suspance. Attraverso esperienze di questo tipo che avvengono nel corso della nostra vita, siano esse di importanza più o meno grande, il corpo impara una gran varietà di associazioni e condizionamenti inconsci di natura psicologica, emozionale, neurologica e fisiologica.
Questi apprendimenti inconsci, ripetutamente rinforzati da ulteriori esperienze di vita, costituiscono la fonte di queste potenzialità che possono essere utilizzate in ipnosi per controllare intenzionalmente il dolore e senza ricorrere ai farmaci.
Per poter impiegare l’ipnosi nel trattamento del dolore, è necessario considerare il dolore nel modo più analitico possibile. Il dolore non è uno stimolo nocivo semplice , scevro di complicazioni. Al contrario, ha molti significati legati al fattore tempo, psicologici e somatici. E’ una forza propulsiva , motivante nelle esperienza della vita. Costituisce la ragione principale dell’andare alla ricerca di un medico o di un dentista. Il dolore è un complesso, un costrutto psicologico, formato dal dolore passato che viene ricordato, dal dolore attuale, e dall’anticipazione del dolore futuro. Dunque il dolore presente è aumentato dal dolore passato, e accresciuto dalle possibilità di dolore futuro. Lo stimolo doloroso immediato allora non è che un terzo dell’esperienza complessiva di dolore.