Ipnosi

Smettere di fumare con l’ipnosi

Alla base del mio intervento per aiutare le persone a smettere di fumare ho posto due concezioni:

1. Il metodo ipnotico;

2. il condizionamento operante.

Entrambe le concezioni si basano su presupposti teorici e metodologici assai simili: il pensiero con le sue rappresentazioni mentali cioè “vedere” le soluzioni del proprio comportamento prima che esso accada e lo stato del corpo, le condizioni fisiologiche. Entrambi si influenzano in un gioco reciproco e sinergico.
Prendiamo ad esempio lo stato d’animo di sentirsi lanciatissimi, la sensazione di non poter sbagliare, di trovarci in un momento in cui tutto sembra andare a gonfie vele!
Sicuramente abbiamo sperimentato anche l’esperienza di segno opposto, una giornata in cui tutto è andato storto, in cui abbiamo combinato pasticci con cose che di solito facciamo con la massima facilità, in cui ogni nostra iniziativa è risultata sbagliata, qualsiasi tentativo finito nel nulla. Dov’è la differenza? Siamo le stesse persone, no? E dunque, dovremmo poter disporre sempre delle stesse risorse. E allora, come si spiega che una volta produciamo risultati desolanti e, un’altra volta stupefacenti?
La differenza va cercata nella condizione psicologica in cui ci si trova.
Ci sono stati d’animo (amore, fiducia in se stessi, forza interiore, gioia, estasi, fede …) che ci motivano e che ci spingono all’azione e ci sono stati d’animo paralizzanti (confusione, depressione, paura, ansia, tristezza, frustrazione) che ci rendono impotenti.
Il nostro comportamento è il risultato dello stato d’animo in cui ci troviamo.
Facciamo sempre quanto di meglio possiamo con le risorse a nostra disposizione, ma a volte ci troviamo nello stato di chi è privo di risorse. Ma se potessimo, con uno schiocco di dita, metterci nello stato d’animo più dinamico, più ricco di risorse, in cui si è certi del proprio successo, in cui l’organismo sprizza energia e la mente è sveglia?
La chiave per farlo e per produrre i risultati a cui si aspira consiste nell’apprendere a dirigere e gestire i propri stati d’animo. Due sono le principali componenti di uno stato d’animo. La prima è costituita dalle nostre rappresentazioni interne, cioè le cose che immaginiamo, diciamo, sentiamo nel nostro intimo, le cosiddette “comunicazioni interne“, come interpretiamo (raffiguriamo mentalmente) i fatti che ci accadono. La seconda è data dalle condizioni e dall’uso della nostra fisiologia, ossia la nostra tensione muscolare, ciò che mangiamo, il nostro modo di respirare, il livello generale delle nostre funzioni biochimiche.
Rappresentazione interna e fisiologia cooperano in un’azione cibernetica
Qualsiasi cosa influisca sull’una, influirà sull’altra
Accade così che i cambiamenti di stati d’animo implichino cambiamenti di rappresentazioni interne e della fisiologia.
Pensaci: quando ti senti fisicamente vibrante e ben vivo, non percepisci forse il mondo in maniera diversa da quando stai male o sei sfinito?
Rappresentazione interna e fisiologia interagiscono continuamente tra loro, creando lo stato d’animo nel quale ci si trova; questo a sua volta determina il tipo di comportamento. Sicchè, per controllare e dirigere i comportamenti, dobbiamo controllare e dirigere i nostri stati d’animo; e per controllare questi ultimi, dobbiamo controllare e consciamente dirigere le nostre rappresentazioni interne e la nostra fisiologia.
La persona media non si rende conto della misura in cui le proprie capacità e potenzialità sono state apprese attraverso il condizionamento esperienziale del comportamento del corpo cioè, tramite le esperienze che ha vissuto.
Prendiamo ad esempio l’esperienza di dolore.
Per la maggior parte delle persone il dolore è una sensazione immediata, soggettiva, che capta tutta l’attenzione, un’esperienza assolutamente penosa che, al meglio delle convinzioni e dei modi di vedere di chi ne è vittima, è totalmente incontrollabile. E tuttavia a seguito degli eventi esperienziali della nostra vita , noi tutti abbiamo immagazzinato nel nostro corpo certi apprendimenti, associati a condizionamenti di natura psicologica, fisiologica e neurologica che ci rendono possibile controllare e persino eliminare il dolore.
Basta riflettere a situazioni molto cruciali di tensione e angoscia per rendersi conto che il dolore più grave svanisce quando la consapevolezza di chi ne è vittima è costretta a concentrarsi su qualche altra cosa da altri stimoli di natura più intensa o minacciosa.
Come esempio tratto dalla vita di ogni giorno, si può pensare alla madre affetta da un dolore estremamente grave, tanto da essere tutta presa da questa sensazione. E tuttavia essa la dimentica senza sforzo e senza intenzione quando improvvisamente vede suo figlio pericolosamente minacciato o gravemente ferito. Si può pensare a quei soldati, colpiti in modo grave, che non si accorgono di essere feriti se non ore dopo la fine della battaglia. Ci sono moltissimi altri esempi di questo tipo, che sono comuni nella pratica medica.
Per controllare e dirigere i comportamenti, dobbiamo controllare e dirigere i nostri stati d’animo; e per controllare questi ultimi, dobbiamo controllare e consciamente dirigere le nostre rappresentazioni interne e la nostra fisiologia.
Ciascuno può rendersi conto della misura in cui le proprie capacità e potenzialità sono state apprese attraverso il condizionamento esperienziale. Facendo ricorso agli apprendimenti esperienziali positivi è possibile ricondurre la persona ad una immagine di sé perfettamente consapevole del proprio valore.
La percezione del proprio valore e della capacità di affrontare e vincere certe sfide si può applicare nel campo della resistenza al dolore, a vincere pulsioni fino a poco prima ritenute irrefrenabili e a combattere le dipendenze come il tabagismo.
La persona si sentirà prima o poi come dotata di poteri straordinari che le danno la possibilità di vincere sulla dipendenza vista come un nemico da battere. Molte persone falliscono soprattutto perché vedono la forza dell’abitudine in grado di sottometterli. Le persone che seguo io invece vedono se stesse come giganti in grado di fare quello che vogliono della dipendenza.