Comunicazione

Workshop: Relazione d’aiuto, ascolto attivo, counseling

La relazione di aiuto
nel counseling e nel lavoro sociale ha per sua principale finalità la restituzione di autonomia, un maggior senso di dignità e autostima alla persona.

Il counseling si basa sul fatto che se una persona si trova in difficoltà il miglior modo per darle aiuto non è quello di dirgli cosa fare quanto piuttosto quello di aiutarlo a comprendere la sua situazione e a gestire il problema prendendo da solo e pienamente le responsabilità delle scelte eventuali

Le parole – chiave sono:
autopercezione
autodeterminazione
autocontrollo

Il counseling ha a che fare pertanto con l’area del conflitto, delle confusioni mentali, dell’ambivalenza, del turbamento emotivo in seguito a stress più o meno violenti nei vari ambienti di vita (famiglia, lavoro, scuola, ospedale, ecc.) in persone altrimenti ben integrate e adattate

IL COLLOQUIO D’AIUTO
COSA NON E’

Non è una conversazione
Non è una discussione
Non è una intervista
Non è un interrogatorio
Non è un discorso
Non è una confessione
Non mira ad una diagnosi

IL COLLOQUIO D’AIUTO E’
una relazione professionale nella quale una persona deve essere assistita per operare un adattamento personale ad una situazione verso cui la persona non è riuscita ad adattarsi normalmente. Ciò presuppone che chi aiuta debba essere in grado di compiere due azioni specifiche:
1. comprendere il problema nei termini in cui si pone per quel particolare individuo in quella particolare esistenza;
2. aiutarlo a evolvere personalmente nel senso del suo migliore adattamento sociale.

REQUISITI DEL COLLOQUIO D’AIUTO
Essere centrati sulla persona

• Non direttività
• Sospensione del giudizio
• Empatia (fare proprio il punto di vista della persona)
• Interesse (immersione nella soggettività della persona)
• Autenticità

Praticare l’ascolto comprensivo

• Saper ascoltare e saper osservare (ascolto attivo)

APPLICABILITA’ E UTILITA’ DEL COLLOQUIO D’AIUTO

Assistenza sociale
Orientamento professionale
Valutazione della motivazione
Gestione delle risorse umane
Gestione dell’aula
Bilancio delle competenze
Gestione delle riunioni
Miglioramento delle relazioni interpersonali

NON APPLICABILITA’ DEL COLLOQUIO D’AIUTO
• Problemi di tipo conoscitivo, informativo o applicativi di disposizioni legali
• Scarsa o insufficiente capacità di pensiero (bambini piccoli, psicotici, ritardo evolutivo, ecc.)
• Rifiuto

RISCHI

Credere di comprendere quando invece sono i nostri significati che vengono proiettati sulla situazione dell’altra persona;
Personale implicazione affettiva nella situazione;
Distorsione dei significati;
Deformazioni professionali (visione e punto di osservazione unici);
Cogliere solo il messaggio superficiale e non anche quello profondo

REQUISITI PER L’ASCOLTO COMPRENSIVO

1. Cogliere il messaggio profondo
2. Lasciare esprimere la persona
3. Orientamento positivo dell’attenzione
4. Acquisire il punto di vista psicologico
5. praticare il monitoraggio della situazione, del clima e l’autoosservazione.

“Voglio proporvi un piccolo esperimento che potrete tentare per saggiare la qualità della vostra comprensione. La prossima volta che avete una discussione con vostro marito o vostra moglie o con un vostro amico o parente, fermate la discussione e, per esperimento, ponete questa regola: che ognuno non possa esprimere la propria argomentazione se non dopo aver preliminarmente riesposto le idee e le sensazioni dell’interlocutore con esattezza e con la conferma di costui. Questo vorrebbe dire semplicemente che prima di presentare il proprio punto di vista, sarebbe necessario assimilare il quadro di riferimento dell’interlocutore, per comprendere le sue idee e le sue sensazioni, così da essere in grado di poterlo riassumere al posto suo.
Semplice, vero ? ma se fate la prova, scoprirete che è una delle cose più difficili che abbiate mai tentato di fare”. (C. Rogers)

ASCOLTO ATTIVO

RIFORMULAZIONE

PER DIMOSTRARE CHE STIAMO ASCOLTANDO E CHE ABBIAMO CAPITO E PER RIDURRE L’ANSIA E OGNI ALTRO SENTIMENTO NEGATIVO. PER DIMOSTRARE A CHI PARLA CHE CI RENDIAMO CONTO DEI SUOI SENTIMENTI.

ESEMPIO.
FRAMMENTO DI COLLOQUIO.

Ragazza di 17 anni (voce tesa, dapprima esplosiva poi angosciata).

” Vi dico che detesto mio padre. Lo odio! Lo odio! E senza nessun motivo. E’ un uomo giusto e buono. Non ha mai alzato la mano su di me, e malgrado ciò, io provo un sentimento violento nei suoi confronti. E ne ho un orribile rimorso. Non ho alcun motivo per detestarlo. So che è molto male odiare il proprio padre, sopratutto senza alcun motivo… questo mi preoccupa molto.”.

Tra le seguenti scegli le risposte che indicano l’atteggiamento di ascolto comprensivo.

( 1 )
” Capisco che ti faccia dei rimproveri, soprattutto se non vedi nulla che possa giustificare i sentimenti che provi nei confronti di tuo padre. Ma scoprirai che sotto questo odio, si nasconde un amore per lui e che questo amore gioca un ruolo nei tuoi sensi di colpa.”
( 2 )
” Attraversiamo tutti dei periodi in cui detestiamo l’uno o l’altro dei nostri genitori. E’ molto normale: la maggior parte delle persone riesce a superare questo periodo.”
( 3 )
” Ecco un problema importante. Le buone relazioni tra genitori e figli sono cose talmente preziose…sopratutto alla vostra età…”
(4)
” Così ti turba provare dei sentimenti simili nei confronti di tuo padre e senza ragione alcuna”

( 5 )
“Stai vivendo un conflitto angoscioso tra, da una parte, l’odio che senti e, dall’altra i rimproveri della tua coscienza morale contro questo odio. Non sai come uscirne.”
( 6 )
“Non potresti prendere in considerazione l’ipotesi di allontanarti per un po’ dall’ambiente familiare. Così l’intensità dei tuoi sentimenti diminuirebbe.”
( 7 )
“Tuo padre, se è giusto e buono deve soffrire parecchio a causa del tuo odio. Hai pensato ai tormenti che gli procuri?”

( 8 )
“Parlami di tuo padre. Dimmi tutto ciò che ti viene in mente a questo proposito…”

Le persone danno le risposte che ritengono più giuste sulla base delle loro abituali modalità relazionali. Questo non significa che le loro risposte debbano essere per forza efficaci. Spesso, piuttosto, percepiscono di essere del tutto inefficaci. Quello che emerge in questi casi è un personale sconforto e un’ansia per la sopraggiunta percezione di impotenza.
La tecnica dell’ascolto attivo si basa sul principio che ciascuno ha dentro di sé le risposte ai propri problemi. A noi tocca di volta in volta aiutare la persona a cercare e a trovare le proprie risorse per superarli.

PER SAPERNE DI PIU’

L’ascolto attivo è “una modalità del counselling con la quale una persona esperta nella relazione d’aiuto si intrattiene con una persona che si trova in una situazione problematica e gli fornisce uno spazio per esprimere liberamente le problematiche che l’affliggono con l’intento di facilitarne la soluzione”(Mucchielli).

Cosa fa l’insegnante esperto nell’ascolto attivo ?
– predispone le condizioni per il colloquio d’aiuto
– ascolta empaticamente
– definisce le finalità del colloquio
– comprende le dinamiche emotive espresse dal soggetto con le parole e gli stati d’animo
– rinvia al soggetto, modificate, le ansie che egli esprime.
– applica la tecnica dell’ascolto comprensivo mediante la modalità della riformulazione
– gestisce il colloquio evitando le proiezioni che il soggetto gli trasmette
– sostiene , contenendo, le modalità emotive del soggetto
– evita di coinvolgersi eccessivamente in modo da mantenere l’affidabilità a contenere le angosce
del soggetto
– aiuta nel percorso per la consapevolezza e nel ricorso del soggetto alle proprie risorse
– verifica la propria efficacia dal risultato che ottiene nel colloquio.

Con chi è possibile intrattenere modalità di ascolto attivo ?
Una volta apprese, le modalità dell’ascolto attivo e la conduzione di un colloquio d’aiuto, queste faranno parte del modo di essere e di proporsi dell’insegnante in tutte le relazioni che intrattiene: con i familiari, con i colleghi, con gli alunni, con le famiglie.

E’ importante conoscere le proprie modalità di relazione per praticare l’ascolto attivo?
E’ indispensabile, in quanto le difese messe in atto per conservare l’integrità dell’ Io sono prerogativa di ogni persona. Esse vanno riconosciute e modificate nei casi in cui risultino eccessivamente improduttive nella relazione.

Come è possibile riconoscerle ? Come è possibile modificarle ?
Per riconoscere le proprie modalità difensive è necessario in primo luogo la disponibilità a coinvolgersi, anche con l’aiuto di persone esperte.

Cosa fa l’insegnante a scuola per rendersi disponibile a intrattenere modalità di ascolto attivo ?
– Dedica un ora a settimana per fare esprimere, in un ambiente opportunamente predisposto, gli alunni individualmente o in gruppo, seduti in cerchio, con modalità di ascolto attivo e con competenze di gestione dei gruppi;
-Organizza attività di espressione;
– Si relazione con i genitori degli alunni, durante i colloqui, con modalità empatiche al fine di ottenere da essi disponibilità ad esprimersi sui vari aspetti del loro rapporto con i figli e alle loro problematiche personali e familiari;
– Rappresenta un punto di riferimento in grado di modificare il rapporto genitore-figlio e, quindi, il comportamento di quest’ultimo a scuola;
– Si relazione con i colleghi al fine di ottenere collaborazione, soddisfazione nei rapporti e dal suo lavoro;
Sarà in grado di affrontare e risolvere con soluzioni nuove vecchi problemi.

Si precisa che la tecnica dell’ascolto attivo è uno “strumento” che permette di affrontare nel modo migliore le problematiche relazionali ma la conoscenza dei risvolti affettivi di tali problematiche va maturata con lo studio e l’implicazione personale in dinamiche psicologiche.
Dott. Paolo Mancino (Psicologo)

Lettere di riferimento

Significato – tipo di atteggiamento abituale nel rapporto duale

A

valutazione

Le vostre risposte sono valutative, vale a dire che esse implicano un’opinione etica personale e comportano un giudizio (di critica o di approvazione) nei confronti degli altri.
Vi atteggiate da censore morale.

B

interpretazione
Le vostre risposte sono delle interpretazioni di ciò che vi viene detto. Non comprendete che ciò che volete comprendere, cercate ciò che sembra essenziale a voi e nella vostra mente cercate una spiegazione. Infatti voi operate una distorsione in rapporto a ciò che l’altro voleva dire; deformate il suo pensiero.

C

sostegno
Le vostre risposte sono delle risposte di sostegno, che mirano ad apportare incoraggiamento, consolazione o compensazione. Siete molto conciliante e ritenete che bisogna evitare che gli altri drammatizzino.

D

indagine
Le vostre risposte sono indagatrici. Siete smanioso di saperne di più e orientate il colloquio verso ciò che sembra importante a voi, come se accusaste l’altro di non voler dire l’essenziale o di perdere tempo. Siete senza dubbio sbrigativi e incalzate la persona chiedendogli ciò che vi sembra essenziale.

E

soluzione
Le vostre risposte tendono a giungere ad una soluzione immediata del problema. Reagite con l’azione e incitando all’azione. Vedete subito la soluzione che voi scegliereste per voi in una simile situazione; non aspettate a saperne di più. Con questo sistema vi sbarazzate velocemente della persona e delle sue lamentele.

F

comprensione
Le vostre risposte sono comprensive e riflettono il tentativo di entrare sinceramente nel problema così come esso è vissuto dall’altro. Dapprima volete assicurarvi di aver ben capito ciò che è stato detto. Questo atteggiamento da fiducia all’interlocutore e fa si che questo si esprima maggiormente, poiché in questo modo egli ha la prova che voi ascoltate senza pregiudizi.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Autore Titolo Editore

1. A. Dell’ Antonio Psicodinamica delle relazioni familiari Edizioni Kappa
2. F. Dolto Adolescenza Mondatori
3. G. Pietropolli Charmet, E.Riva Adolescenti in crisi genitori in difficoltà F. Angeli
4. P. Blos L’adolescenza F. Angeli
5. Ammaniti e Stern Attaccamento e psicoanalisi Laterza
6. C. Pontecorvo e Al. Conoscere a scuola Il Mulino
7. C. Pontecorvo e Al. Discutendo si impara Nuova Italia
8. D’Alessio, Ricci Bitti, Betocchi Gli indicatori psicologici e sociali del rischio Gnocchi
9. D. Marcelli, A.Braconnier Psicopatologia dell’adolescente Masson
10. A. Dell’Antonio Ascoltare il minore Giuffrè
11. I. Quadrio Genitori e figli nelle famiglie in crisi Giuffrè
12. R. Pianta La relazione bambino-insegnante Cortina
13. R. Mucchielli Apprendere il counseling Erickson
14. J. Bowlby Una base sicura Cortina
15. Gustavo P. Charmet Il nuovo padre Mondatori
16. M. Miceli Autostima Il Mulino
17. E. Giusti Autostima Sovera
18. S. Bonino, G. Saglione Aggressività e adattamento Boringhieri
19. C. Rogers La terapia centrata sul cliente G. Martinelli e C.
20. P. Crepet Cuori violenti Feltrinelli
21. E. Sanavio, Cornoldi Psicologia clinica Il Mulino

Questionario per la valutazione dell’efficacia del corso di formazione

Attribuisci una valutazione alle seguenti affermazioni barrando una delle alternative proposte:

1. Ritengo che l’esperienza di gruppo sia stata per me:
negativa positiva molto positiva
2. Valuto le cose che ho imparato su di me:
inesistenti significative molto significative
3. Valuto le cose che ho imparato sulla relazione con i miei alunni:
inesistenti significative molto significative
4. Ho rivisto le mie opinioni su alcune persone:
Si No
5. Ho scoperto che devo modificare alcune cose nel rapporto con i miei alunni:
Si No
6. Nel gruppo ho imparato:
 Ad ascoltare con più attenzione gli altri, compresi i loro sentimenti ed emozioni: Si No
 A riconoscere alcuni aspetti di me che prima non consideravo:
Si No

7. Mi reputo soddisfatto del corso nella seguente misura:
Molto Sufficientemente Per nulla