Depressione

Quando il problema è la soluzione

Quante volte avete provato una soluzione a qualcosa e vi siete accorti che era meglio lasciare le cose come prima?

Immagino un mucchio di volte. Ma adesso non vi viene in mente niente.

Aspettate un momento e vedrete che sono proprio le nostre soluzioni a costituire il problema e senza che ce ne accorgiamo!

Leggete questa notizia:

” I giovani di oggi sono corrotti nell’anima, malvagi, senza scrupoli e opportunisti. Non potrà mai essere la gioventù di una volta e non potrà mai conservare la nostra cultura”.

(Scrittura ritrovata su una tavoletta di argilla babilonese, risalente a circa 2000 a.c.).

La problematica del conflitto tra le generazioni è considerata attualmente un clichè ma non ci riusciamo a spiegare come mai, il problema della incomprensione tra le generazione viene sempre più considerato un problema sociale a cui destinare risorse.

Il proibizionismo adottato come rimedio di un male sociale si rivela peggiore del male.

La pornografia è un male sociale fintanto che rimane proibita, così pure ogni cosa che è soggetta a proibizione può suscitare un forte interesse.

Spesso la soluzione ad un fenomeno considerato contrario al buon senso o alla morale comune viene contrastato e se esso si espande viene opposto un incentivo che dovrà opporsi al problema per risolverlo. 

Secondo il buon senso infatti, per eliminare gli effetti di un disturbo o di un problema doloroso basta rovesciare la soluzione introducendovi elementi opposti a quelli che l’hanno creata. Si adotta il principio di causalità per cui ad una condizione di eccesso viene tolto qualcosa mentre ad una mancanza viene aggiunta. Semplice, no?

Vediamo cosa succede ad una condizione abbastanza comune. Per i parenti e gli amici di un soggetto depresso quale intervento potrebbe essere più ragionevole di quello di cercare di fargli coraggio?  Ma è probabile che il soggetto non solo non ne trarrà alcun beneficio, ma anzi sprofonderà ancora di più nella sua visione pessimistica. 

Tale azione, allora, stimola negli altri ad aumentare gli sforzi per fargli vedere che non tutto il male viene per nuocere. Guidati dalla “ragione” e dal “buonsenso”, sono incapaci di capire che il loro aiuto in fondo si riduce alla pretesa che il paziente nutra certi sentimenti  (gioia, ottimismo, ecc.) invece di altri (tristezza, pessimismo, ecc).

Da ciò consegue che in quella malinconia – che in origine, per il paziente, avrebbe potuto essere soltanto uno stato temporaneo – sono stati instillati ora sentimenti di fallimento, cattiveria e ingratitudine verso coloro che lo amano tanto e stanno cercando di aiutarlo con tanti sforzi. E la depressione è dunque questa  – e non lo stato malinconico manifestatosi in origine. Tale schema è osservabile nelle famiglie in cui i genitori mostrano di essere fermamente convinti che un bambino allevato bene debba essere un figlio felice. Quindi, anche la più normale manifestazione di tristezza o di irritabilità da parte del figlio diventa ai loro occhi una tacita accusa.

Il figlio, non soltanto si sentirà colpevole per non essere stato capace di nutrire i sentimenti che avrebbe “dovuto” esternare per essere accettabile e buono, ma presumibilmente sarà invaso da una rabbia impotente per quello che gli è stato fatto.

 

 

About the author

dottmancino

dottmancino

Leave a Comment